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Il Secolo XIX, 30.11.2003

Quando il Fisco minaccia contribuenti "innocenti"

Molti contribuenti che hanno aderito al condono fiscale hanno ricevuto in questi giorni lettere dei concessionari, che minacciano ipoteche delle case, fermi amministrativi di veicoli e imbarcazioni. Succede perché le agenzie fiscali e i concessionari non si "parlano" fra loro. Che fare? Ecco i consigli del tributarista.

Sul Secolo XIX del 7 novembre (notizia in parte ripresa il giorno 16/11) è stato segnalato che i "concessionari", ossia gli incaricati della riscossione dei tributi, stanno facendo largo uso (o comunque minacciano di farlo) degli strumenti della ipoteca sui beni immobili (case) e del fermo amministrativo sui beni mobili "registrati" (ossia auto, scooter, imbarcazioni). L'attività del concessionario ha provocato sconcerto e preoccupazione nei contribuenti, anche per la grande diffusione e rilevanza economico-sociale dei beni oggetto dei provvedimenti medesimi, spesso strumento di lavoro. Va subito detto che l'operato del concessionario è conforme all'obbiettivo di garantire l'efficacia del prelievo fiscale nei confronti dei contribuenti "difficili". Da tempo, infatti, ci si è resi conto che buona parte dell'evasione fiscale si consuma nella fase della riscossione che, per la sua durata temporale, spesso consente al contribuente di costruirsi "ad arte" una fittizia situazione di "nulla tenenza". E' però accaduto che la mancanza di coordinamento dell'azione amministrativa, ha prodotto indesiderate distorsioni del potere del concessionario. Non si contano le volte in cui il concessionario ha provveduto all'iscrizione di ipoteca in relazione a debiti fiscali che non erano più dovuti o, comunque, il cui pagamento risultava sospeso per ordine del giudice tributario. Come si è rimediato a tale situazione? Semplicissimo: attraverso un adeguato collegamento fra concessionario e agenzia fiscale. Non è un caso, infatti, che la necessità di opportune comunicazioni fra i due enti sia stata recentemente ribadita dal Comitato tributario regionale per la Liguria. Già, non è un caso. E infatti la medesima situazione si riproduce, oggi, in relazione ai provvedimenti di ipoteca e di fermo amministrativo minacciati a migliaia di contribuenti. E' un fatto che, fra i destinatari di tali allarmanti comunicazioni, sono molti i contribuenti in torto. Per converso posso assicurare che sono in gran numero i contribuenti "minacciati" ingiustamente. Contribuenti che, perlopiù, hanno spontaneamente aderito al condono fiscale. Questi ultimi dovranno mantenere la calma e, entro 20 gironi dal ricevimento della lettera "minatoria", direttamente, ovvero a mezzo del consulente che ha curato la pratica, contattare il concessionario per documentare l'avvenuta presentazione dell'istanza di condono e la prova dell'avvenuto versamento (in banca o in posta). E pensare che, con poco sforzo, al contribuente potrebbe essere risparmiato questo immeritato calvario. Basterebbe che le Agenzie fiscali rendessero noti ai concessionari i nomi dei contribuenti che hanno aderito al condono. In tal modo, il concessionario, verrebbe tempestivamente sollevato dall'ingrato compito di recapitare lettere di minaccia a tutti i contribuenti iscritti nei "libri dei debitori del Fisco" (i cosiddetti   ruoli): nei confronti di coloro che hanno aderito al condono ciò non sarebbe necessario, essendo sufficiente attendere le istruzioni dell'agenzia fiscale. In caso contrario, continueremo a "godere" di un'amministrazione in cui la mano destra (il concessionario) non sa cosa fa la mano sinistra (l'agenzia fiscale); e ciò con l'inevitabile supplizio per il contribuente, costretto - nel breve termine di 20 giorni - a documentare, presso il concessionario, la presentazione della istanza di condono e del relativo versamento, sperando che il concessionario (cui invero non compete tale valutazione) si "accontenti". Altrimenti sono dolori per il contribuente-suddito, oggi più che mai esposto al mancato coordinamento fra pubbliche funzioni. *Professore di Diritto tributario
Università di Genova